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Prefazione al mio libro.
Dal millenovecentocinquanta ad... oggi

Scrivere su se stessi potrebbe sembrare da megalomani se
non fosse che, parlando di sé, si percorrono anche le
strade ed i sogni di una generazione e di un’epoca.
Quella iniziata subito dopo la seconda guerra mondiale
con tante speranze e entusiasmo…
Un viaggio che si dipana dagli anni ’50, epoca di
nascita dell’autore, fino al ’68 e agli anni nostri di
oggi.
Un viaggio che l’autore fa in compagnia dei propri cari
e degli amici di un tempo e di oggi e che ci dà uno
spaccato di come sia cambiata la società in questi
ultimi anni. Il tutto accompagnato dai bozzetti e dalle
vignette/foto di allora e di oggi. Tante esperienze che
sono organizzate in capitoletti più o meno lunghi a
seconda delle cose da dire e che, guarda caso, sono
proprio 50 come gli anni dai quali principia la nostra
storia.
Di questi meravigliosi anni cinquanta ho cercato di
raccontare le cose più significative, saltabeccando a
volte in avanti a volte all’indietro nel tempo per
rendere meglio i ricordi e le sensazioni di quell’epoca.
Chissà, mi sono detto, se questa storia interesserà a
qualcuno. E forse vale la pena raccontarla per ricordare
ai miei coetanei come si viveva allora e per raccontare
ai giovani (quelli dai capelli gelati e dalle brache
afflosciate ed alle ragazze dai pantaloni a vita bassa
di oggi) le fatiche, le speranze ed i sogni di una vita
che, purtroppo per loro, è cambiata radicalmente. Che
allora aveva un futuro e che forse oggi (speriamo non
sia così) non ce l’ha più o ce l’ha così indistinto che
ti pare di essere a Milano con la nebbia.
Era certamente più bella e tranquilla la vita di allora
e tuttavia è necessario confrontarsi con quei valori per
capire quali di essi vadano salvaguardati e quali invece
siano superati e da buttare nella spazzatura.
Chissà che anche i giovani d’oggi non trovino qualcosa
da im-parare per la loro vita in quello che abbiamo
fatto noi allora dal ’50 al ’68 e poi fino agli anni
nostri. E che li faccia non solo sorridere delle nostre
timidezze, ma li faccia anche pensare che, almeno per i
sentimenti, non eravamo poi così diversi da loro. “Sono
solo ragazzi “direbbero Greggio e Iacchetti ma, se
riuscissi a co-municare loro anche una piccola emozione,
vi giuro sarei contento.
Uno del ’50 non è ancora vecchio, ma – data la velocità
super-sonica con la quale sono trascorsi questi ultimi
decenni – può con-siderarsi, come si diceva nel ’68, un
“matusa”. E i matusa saranno anche stati dei
rompiscatole, ma sono come i DINOSAURI. Nemmeno i
giovani della rivoluzione del sessantotto sono riusciti
ad estinguerli del tutto. L’Autore è un superstite.
Eccone la modesta autobiografia…
È nato a Trento il 5 luglio del 1950. Ha frequentato le
ele-mentari alle Scuole Verdi (poi facoltà di
Sociologia) e le medie alle “Bresadola” dove una prof
l’ha bocciato in terza per una sola materia (la storia).
Ha proseguito sbagliando, non per colpa sua, indirizzo e
diventando un “ragioniere”.
È poi andato su e giù da Verona, frequentando la facoltà
di lingue e letterature straniere per due anni, con
qualche suc-cesso (era passato ad un esame di inglese
assieme ad altri dodici su duecento) , ma poi aveva
litigato con un’altra prof che lo aveva rimandato a casa
(quel giorno era in permesso dalla ditta dove lavorava)
senza interrogarlo. E non si era più fatto vedere in
quell’ateneo.
È diventato un contabile, proprio quello che mai avrebbe
pensato di diventare, che si è arrabattato alla meglio
fra fasci-coli, timbri e pratiche, riscuotendo anche,
negli ultimi anni, un insperato e discreto successo. Il
suo sogno era di fare il profes-sore (o almeno il
maestro).Ma nessuno lo aveva incoraggiato su questa
strada, nemmeno quel professore di lettere della sua
“seconda” terza classe delle medie, amico di quella che
lo aveva segato senza pietà.
Gli era successo più o meno come a quei ragazzi
descritti da don Milani nel suo famoso “Lettera ad una
professoressa”. Anche il nostro era stato respinto nelle
scuole tecniche perché non era stato considerato, da
qualcuno ( la prof di lettere, che allora era l’autorità
indiscussa del sapere), all’altezza di quelle classiche.
Ha fatto anche il sindacalista nella triplice credendoci
e poi accorgendosi che, in tanti , facevano i loro
interessi e allora aveva finito per iscriversi al
sindacato autonomo interno che gli era sembrato che,
almeno nell’ente nel quale lavorava, rappresentasse
meglio le rivendicazioni dei lavoratori.
Ed è stato così che si era trovato a fare quello che non
ave-va scelto e voluto fare nella vita trascinato da una
corrente alla quale, grazie ai pregiudizi ed ai sensi di
colpa tipici di quegli anni, non aveva saputo opporsi.
Ora, finalmente, a breve farà il pensionato ed è sicuro
che non gli dispiace.
L’autore
SOMMARIO:
I primordi della nostra vita
S. Martino e quando papà aveva la bottega
Il viaggio di matrimonio dei miei
La mamma, nonna Speranza e noi ragazzi
Gli amici di S. Martino
Gli anni cinquanta… che tempi!
Il rione in cui è ambientata la storia, i suoi abitanti
e, in particolare, Giovanna
I giochi di cortile e .. il “vetro cattedrale”
Donato e … un tragico destino
Gli anni delle scuole elementari e delle medie
Come successe che, alle medie, fui bocciato in storia
Il sesso e le ragazze
Chi era mio padre
La bicicletta di Ugo, l’oratorio e la consegna dei
pantaloni
Nonno Augusto, il triciclo e le uova di Pasqua
Angelo, il mio nonno paterno
La terribile zia Gina e la fortuna dei miei cugini
Il “premio” della domenica e altre storie
Il tempo di Natale
Cosa fare da grande
Lo zio Aldo
La musica dei primi anni cinquanta e quella degli anni
ses-santa
Il Festival di S. Remo e la “Recita”
I personaggi-mito di quegli anni
Il rapporto dei miei con la religione e i “Focolarini”
I clienti della sartoria
Il mio rapporto con la violenza ed i “bulli” di allora.
I prototipi del progresso: il telefono duplex e la
lavatrice a manovella
Il caffè del Magnani (poi “ bar Università”)
La signora dei mobili che strizzava l’occhio a papà
I foruncoli del mio padrone di casa e gli orecchioni
La mia autostima e le nostre paure (mie e di mia
sorella)
La scorpacciata di caramelle: un comportamento ossessivo
- compulsivo
Il viaggio in Val di Non dai nostri parenti
L’effigie della Madonna russa
L’alluvione del ’66, l’Adige e la SLOI
La Michelin: la fabbrica nella città
Il movimento del sessantotto e il mio ‘68
L’anno scolastico ’69-70 : quando mi diplomai
I nostri genitori
Mia moglie
Facebook e la “rete”
Come fu che divenni poeta per hobby
Il mio rapporto con la carta stampata
La mia gavetta, partendo dal sindacato, come aspirante
giornalista
Avrei voluto anch’io una figlia così
Analogie con Berlusconi
La paura di morire e … una strana rinascita
Le diversità con i giovani di oggi e il lavoro
Noi che abbiamo fatto tanto per non farci dimenticare
Per chiudere…
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